• Elena Abbagnano

Tutte le strade portano a Sciacca

Aggiornato il: 3 ago 2018



Sciacca è un paese nell'agrigentino attorno cui gravita un potente incantesimo: una volta che la conosci, ne sentirai parlare per sempre. Basta varcare una delle sue porte d’ingresso e improvvisamente il nipote dell’estetista della zia della collega con la quale pranzi tutti i giorni si è sposato con una ragazza di Sciacca. E la cognata della migliore amica della tua insegnante di yoga è capitata proprio lì in vacanza, quell’anno.


Io l’ho conosciuta perché a Sciacca ci è nato il mio fidanzato e ogni estate ci torniamo per una decina di giorni in modo che lui possa ricaricare le pile della sicilianità e sopravvivere a un nuovo anno da romano. Quindi è vero, parto avvantaggiata, perché sono arrivata a Sciacca con una guida locale e un mucchio di persone pronte a conoscermi, ma sono sicura che Sciacca e i suoi abitanti, i saccensi, occhio a chiamarli sciacchitani, mi avrebbero accolto nello stesso modo anche se ci fossi arrivata da sola.


Sciacca è in un punto strategico della Sicilia, a metà tra Agrigento e Palermo. Se volete girarvi la Sicilia occidentale, non esiste una base migliore: avete a portata di auto Trapani, e quindi Favignana e Levanzo, la valle dei templi di Agrigento dalla parte opposta, e poi Erice, Selinunte, Segesta, la scala dei Turchi, la riserva dello Zingaro, le saline di Marsala. Ma un paio di giorni smettetela di girare come delle trottole e rilassatevi: restate a Sciacca e godetevi l’atmosfera che si respira.

D’inverno a Sciacca ci vivono in pochi, ma appena le temperature salgono le stradine si popolano in maniera impressionante, fino ad arrivare ad ospitare migliaia e migliaia di turisti il 15 agosto in occasione della festa della Madonna del Soccorso.


Durante la processione le strade sono gremite e la gente è ovunque, mentre la folla segue passo dopo passi i marinai che trasportano la statua della Madonna e tutto il suo altare in giro per la città, e poi la portano a guardare il mare.


D’inverno a Sciacca ci vivono in pochi, e questo vuol dire che appena qualcuno arriva in città, lo sanno tutti. Se restate in paese per qualche giorno finirete per lasciarci il cuore perché comincerete con il salutare educatamente il vicino e finirete per brindare insieme a metà paese, ospite di qualche locale. È una città che ti incanta perché le persone ti incantano e ti fanno sentire a casa. Anzi, meglio: ti aprono la porta della propria, di casa, e ti fanno sentire il benvenuto.



Sciacca vive su tre livelli: il mare, con il porto e il quartiere dei pescatori, il centro storico e su in alto il castello del Conte Luna e monte San Calogero. Il quartiere dei pescatori è il mio preferito, perché è colorato e autentico. Troverete vecchietti che giocano a carte dopo pranzo, ustionati dal sole, ragazzi che lavorano sulle loro barche, e la granita migliore della Sicilia, quella di Aurelio del Bar Roma. Un solo gusto: limone. Ma un limone così non lo avete mai assaggiato, ve lo giuro.


Salendo verso il centro della città, fermatevi sulle panchine di piazza Angelo Scandaliato, la principale della città. La vista sul mare è mozzafiato, ed è proprio qui che due volte all’anno, alla fine del Carnevale di Sciacca, viene bruciato il carro principale, quello di Peppe Nappa. D’estate la piazza viene usata per concerti, sagre ed eventi, ma è piacevole anche quando è vuota, e coppie di romantici vecchietti passeggiano ammirando il sole che tramonta sul mare.



Alle spalle della piazza troverete musica e locali in cui dovete fare un firriuni (un giro).

Ma se avete voglia di bere qualcosa di davvero buono, una tappa obbligatoria è il pub Vittorio Emanuele dove Calogero, sponsor Campari e barman d’eccellenza, vi farà provare cocktail straordinari, alternando grandi classici e sue rielaborazioni di ricette siciliane. Io vi consiglio di provare il Negroni al caffè perché non sono riuscita a convincere nessun altro, a Roma, a rifarmelo. Sua moglie Giovanna è lì per assuppare, ovverosia farvi smaltire l’alcool con panini e gelati.


Ma se avete voglia di un pasto più sostanzioso, accanto al pub, proprio attaccato, c’è la pizzeria Steripinto che si vanta (completamente a ragione) di fare la pizza più buona di Sciacca. Io vi consiglio di prendere una pizza piccola e lasciarvi lo spazio per gli arancini, ne vale la pena! La pizzeria prende il nome dal palazzo di fronte a lei, una costruzione del ‘500 gotico rinascimentale che si è mantenuta perfettamente. Nella stessa piazza vi consiglio La Favola per fare colazione: granite e Ova A Murina (il dolce tipico di Sciacca) e passa la paura.

Ultimo consiglio culinario: la Vecchia Conza di Paolo. In fondo siete in Sicilia. Per una sera, mollate la presa sugli arancini e godetevi del buonissimo pesce fresco in tutte le salse. Proprio salse no, che coprono il sapore del pesce. Ma crudità, pasta, crostacei, pescato del giorno. Attenti con gli antipasti: Paolo li chiama così ma in realtà costituiscono un pasto completo.


Tutto questo ottimo cibo lasciatevelo per la cena, perché per il pranzo vi conviene armarvi di panini ed esplorare le spiagge stupende che circondano la città: dalla Tonnara, quella più vicina e adatta ai bambini, alle calette dietro Cala San Marco, San Giorgio, Sovareto o Bartolino.


Prima vi citavo il Castello Luna, nella città alta. A questo castello è legata una di quelle storie antiche con cavalieri e principesse: il caso di Sciacca. Due famiglie rivali, i Luna e i Perollo, si contendevano il predominio sulla città. Una è normanna, l’altra catalana, e nel 1500 questo era un bel problema. Ovviamente la giovane amata da Giovanni Perollo venne data in sposa a un conte Luna, e lì il danno: anni e anni di guerra civile si conclusero, per farvela breve e darvi uno spoiler volante, con il cadavere di Giovanni Perollo trascinato da un cavallo in giro per la città.


Prima di andarvene, c’è un altro castello che merita la vostra visita, a pochi chilometri dalla città. Il Castello Incantato. Poco prima degli anni '20, un artista siciliano di nome Filippo Bentivegna parte per l'America in cerca di fortuna. Lì, si innamora di una donna. Ma i fratelli di lei, contrari, lo aggrediscono e Filippo torna in Sicilia. Non sta benissimo, soprattutto di testa. Si insedia su un pezzo di terra e inizia a scolpire. Teste. Le scolpisce ovunque: nelle grotte, sui sassi, negli alberi. Ognuna ha un nome e un ruolo, nel suo piccolo regno. E lui li ricorda tutti. Si fa chiamare Sua Eccellenza, perché in fondo il suo è un reame. Muore nel 1967 e oggi il suo Castello è un luogo magico (e inquietante) che ospita quel che rimane delle sue oltre 20000 teste. Consigliatissimo, soprattutto al tramonto, per poi godersi uno schiticchio (una scampagnata) nel giardino di fronte.



La Sicilia è una meta incredibile. Dalle coste all’interno offre paesaggi, scorci e spiagge meravigliose e storia antica e turismo moderno si legano in maniera indissolubile. Io vi consiglio di esplorarla, tutta. Da Siracusa a Palermo, da Taormina e Erice, vi innamorerete di ogni angolo. Però vi consiglio di farlo con calma, dividendo la grande isola in zone e tornandoci estate dopo estate, perché girarsela tutta di corsa è bello, ma viversi ogni angolo è meraviglioso.


Dopo tutto quello che vi ho raccontato, non voler andare a Sciacca sarebbe da matti. Ma c'è qualcosa che a parole non posso spiegarvi. Sono dei ringraziamenti, di base, ma dietro c'è molto di più. Grazie a chi a Sciacca mi ci ha portato subito, di peso, dopo due settimane che stavamo insieme. Grazie a chi mi ha fatto sentire a casa dal primo momento. Grazie a chi accumula vestiti neri in piccoli scantinati e a chi mi toglie le lische dai pesci perché una volta mi ci sono strozzata. Grazie a Tommi che mi fa girare come se fossi una bambola, e a Noemi che come una bambola mi trucca, anche se cerco di ribellarmi. Un po', grazie a tutti i saccensi, che per inciso non sono saccenti per niente, per accogliermi ogni volta un po' di più come se fossi parte di loro.

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Chi sono

Credo nel lorem ipsum, in Gabriel García Márquez e che una penna ti possa portare ovunque. Non ho ancora deciso se mi piace più leggere o più scrivere e nel dubbio faccio entrambi, continuamente. Nel tempo libero fuggo, che sia fuori Roma o dall'altra parte del mondo: così è nato vongolainviaggio.

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