Chi sono

Credo nel lorem ipsum, in Gabriel García Márquez e che una penna ti possa portare ovunque. Non ho ancora deciso se mi piace più leggere o più scrivere e nel dubbio faccio entrambi, continuamente. Nel tempo libero fuggo, che sia fuori Roma o dall'altra parte del mondo: così è nato vongolainviaggio.

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© Elena Abbagnano Trione 2020

  • Elena Abbagnano

Treasures from the wreck of the unbelievable: i tesori sommersi di Venezia



Tanti anni fa, anzi tanti secoli fa, tra il primo e il secondo secolo dopo Cristo, c’era uno schiavo di Antiochia che era stato liberato. Il suo nome era Cif Amotan II, e dopo essersi affrancato accumulò una fortuna immensa, diventando uno dei primi collezionisti della storia. Possedeva tesori che provenivano da ogni parte del mondo. Ma mentre li trasportava al largo della costa orientale dell’Africa, la nave Apistos naufragò, affidando al mare tutte le sue ricchezze.


Per entrare alla mostra di Damien Hirst a Venezia, per prima cosa devi conoscere e credere a questa leggenda. Perché nel 2008 venne ritrovato il relitto di questa mitica nave, i suoi tesori vennero a galla, e dopo anni di recupero grazie all’impegno dell’archeologo Frank Goddio e dell’Institute Européen d’Archéologie Sous-Marine Institut Européen d’Archéologie Sous-Marine. E se parliamo di tesori nascosti dall’acqua, quale posto migliore di Venezia per esporli?

Ma appena entrati alla mostra, divisa tra Palazzo Grassi e Punta della Dogana, ci si accorge subito che qualcosa non va. La leggenda del ritrovamento della nave è stupenda, ma cosa ci faceva nella collezione di un ex schiavo del primo secolo una statua di Pippo?


L’artista contemporaneo più famoso al mondo si è forse inventato una leggenda, un archeologo, un Institute? Insomma, davvero Damien Hirts si è inventato tutto?


La risposta non la troverete nei pannelli espositivi né tra i ritrovamenti del museo. Potete avvicinarvi a ogni singolo pezzo esposto, girargli intorno, ma nessuno risponderà alle vostre domande.


L’artista vi chiede solo di partecipare al suo enorme gioco. Credere alle foto che documentano il recupero dei relitti, indovinare sotto le conchiglie le enormi orecchie di Topolino, riconoscere nei lineamenti di Nefertiti quelli più contemporanei di Rihanna, accorgervi che la statua del faraone altri non è che Pharrell Williams.


Ridere di questi inganni e poi trovarvi a chiedervi: e l’enorme statua all’ingresso, era vera o falsa? E la testa di Meda al secondo piano? È tutto un enorme gioco, o Amotan è esistito davvero, e Hirst si è solo divertito a introdurre dei falsi in mezzo alla sua storica collezione?


Per una volta, la verità non è interessante. È molto più interessante la mostra. Anche perché Damien Hirst, quando gli hanno chiesto what is art ha risposto: fuck knows.

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