• Elena Abbagnano

Sette cose che ho imparato su Ponza



Un week end di metà estate mi sono svegliata e ho deciso di prendere un treno, una macchina, un traghetto e un pullman per andare a Ponza. Bugia! Nonché la prima delle dieci cose che ho imparato su Ponza: (1) se volete godervi quest’isola meravigliosa e il suo mare incredibile, dovete pensarci almeno tre mesi prima, altrimenti passereste la vacanza avvelenati per quanto state pagando la casa. Io ho esagerato e la mia l’ho prenotata a marzo, ma vi giuro che ne valeva la pena: la vista era mozzafiato, quasi che ero triste di uscire la mattina per andare al mare, e l’ho pagata obiettivamente poco. Una coppia di amici che si voleva aggiungere un paio di settimane prima non ha trovato niente a meno di duecento euro a notte. Lezione imparata.


(2) Se vivete a Roma, Napoli o comunque nel centro Italia e non ci siete ancora andati, siete pazzi. Ho viaggiato tanto ma un mare così è proprio difficile da trovare. Parlo di mare perché (3) le spiagge sono praticamente inesistenti, o quelle che ci sono, seppure sono belle, non ne valgono la pena. La spiaggia del Frontone forse la pena la vale, ma una capatina, giusto per premiare l’ingegno dei ponzesi che hanno attrezzato dei taxi boat per portarvi in questa spiaggia non raggiungibile a piedi. La soluzione è semplicissima: (4) prendete una barca. Anche qui, vi conviene pensarci prima di partire perché vanno via come i biglietti della prima data del concerto di Beyoncé, ma sono davvero tanti i noleggi, sia nella zona del porto che nel resto dell’isola. Per guidare una barca a motore non serve alcuna patente né tanto meno avere abilità particolari, se non il buonsenso di non oltrepassare le boe vicino alle spiagge con i bagnanti e fare attenzione ai sub. Potete scegliere se fare il giro dell’isola o se raggiungere la vicina Palmarola: io ho optato per la prima, ma con un giorno in più, dicono che Palmarola sia ancora più bella. (5) Portatevi panini, birre e tanta, tanta acqua per sopravvivere al caldo. Li potete comprare in un qualsiasi market sulla strada, e poi chiedete al noleggio barche una grande borsa frigo. Se ve ne siete dimenticati però, o avete voglia di un gelato, potete aprire un mutuo e approfittare della barca bar che costeggia l’isola e offre caffè, gelati, acqua e panini alle altre barche.


La sera, potete scegliere tra un’infinità di ristoranti, locali e pizzerie disseminate sull’isola ma (6) evitate la zona porto come la morte, perché ha dei costi impensabili. La vita di Ponza ruota intorno a due poli, il porto e Le Forna, che è una specie di secondo centro cittadino sul lato nord dell’isola, raggiungibile tramite l’autobus. Vi consiglio di cercare casa là, in modo da non svenarvi con vitto e alloggio. Se poi volete passare il dopocena passeggiando tra le casette colorate del porto, basta prendere l’autobus: ne passa uno ogni quarto d’ora circa e uno ogni mezz’ora dopo la mezzanotte. Alcune vecchiette del porto vi racconteranno che è possibile e che un tempo lo facevano tutti i giorni, ma (7) non provate ad andare a Le Forna a piedi dal porto, la strada è tutta in salita e il tragitto dura ore e ore.


Come ci ha detto una signora simpaticissima che abbiamo conosciuto sul traghetto, Ponza è un’isola strana perché è abitata e visitata da persone completamente diverse. Ve la potete godere se seguite i flussi giusti, quindi non seguite chi veste in lungo, chi possiede più di uno yacht e uno strano signor Pallone che si mormora organizzi festini hippie con vino scadente sulla punta estrema dell’isola.



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Chi sono

Credo nel lorem ipsum, in Gabriel García Márquez e che una penna ti possa portare ovunque. Non ho ancora deciso se mi piace più leggere o più scrivere e nel dubbio faccio entrambi, continuamente. Nel tempo libero fuggo, che sia fuori Roma o dall'altra parte del mondo: così è nato vongolainviaggio.

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