• Elena Abbagnano

Relax tra delfini e vulcani: una settimana a Tenerife



Se il lavoro non vi fa respirare e l’umidità dell’inverno italiano vi è entrata nelle ossa, l’idea migliore che possiate avere è comprare un biglietto solo andata (e anche ritorno, se a lavoro ci dovete tornare) per l’aeropuerto Reina Sofia, Tenerife, Isole Canarie. Ufficialmente è Spagna, geograficamente è Africa, praticamente un paradiso: basta qualche ora di volo per lasciarsi tutto alle spalle ed atterrare in questa grande isola dove è sempre estate.


Come al solito io vi consiglio di partire la mattina presto presto e sonnecchiare in aereo: così avrete tutto il primo giorno utile per iniziare la vostra esplorazione. Col senno di poi, forse vi consiglio di prendere casa nella zona più movimentata, Los Cristianos: le distanze a Tenerife non sono da sottovalutare (la macchina è obbligatoria) e se di giorno potete esplorare tutta l’isola, la sera potrete rilassarvi gironzolando a piedi per il lungo mare o i tanti locali.


L’appartamento che io avevo prenotato tramite Airbnb si trovava a Costa del Silencio, in una zona, come dice il nome, molto silenziosa. Stupenda ma un po’ fuori mano, eppure ho passato qualche serata davvero carina a Las Gallettas, il paesino di pescatori di lì a pochi chilometri.


Una volta arrivati a Tenerife potete scegliere se morire su una spiaggia e passare sette giorni sepolti dalla sabbia oppure girare come delle trottole per vedere e fare tutto quello che l’isola mette a disposizione.

C’è da chiedere cosa ho scelto io (trascinando il imo povero fidanzato che invece forse avrebbe gradito essere sepolto nella sabbia)?


Nel sud dell’isola, ci sono le spiagge. Los Cristianos è la zona con quelle più attrezzate e più turistiche, ma vale la pena farci un salto e un bagno perché se il tempo è ovunque brutto, potete star sicuri che sopra Los Cristianos splende il sole. Giuro. Anche se cinquecento metri più in là diluvia. Quindi se vi svegliate e il tempo è orrendo, sapete dove andare. Altrimenti andate a Los Gigantes, una spiaggia all’ombra di montagne colossali che più il tempo è apocalittico e più la gita è suggestiva.


Al centro dell’isola si erge il Teide, il terzo vulcano più alto del mondo e la vetta più alta della Spagna. Erutta ogni 150.000 anni quindi potete stare relativamente tranquilli, ma dedicate almeno una giornata a percorrere con la macchina la bellissima strada panoramica dalle pendici fino in cima. Il paesaggio è incredibile, tanto che il Parque Nacional del Teide, ovvero tutto il terreno che circonda il vulcano, è diventato da una decina d’anni patrimonio dell’Unesco.


Leccato dalle colate laviche, circondato da montagne, disseminato di piante e fiori caratteristici, il paesaggio è davvero particolare e ricorda un po’ quei film di fantascienza in cui si vede il suolo della luna. Raggiungete la funivia e salite in alto, e poi raccontatemi com’è la vista da lì perché io stavo finendo la benzina e il biglietto costava un patrimonio, quindi mi sono fermata prima e sono stata contenta lo stesso. Il percorso dura diverse ore, quindi se volete fare una pausa io vi consiglio tanto Vilaflor, un paesino alle pendici del vulcano dove mangiare un boccone e approfittare del fresco della montagna.


Se i vulcani vi affascinano, e dopo aver visto il Teide sono sicura di sì, potete dedicare un altro giorno alla visita della cueva del viento, una grotta vulcanica che è possibile esplorare con un caschetto e una guida. Mi raccomando: prenotate. Io sono entrata solo supplicando la guida di subentrare a una coppia che si era ritirata all’ultimo e mi sono sorbita il corso preliminare (dura neanche un’ora, non vi spaventate) fingendo di intendere perfettamente lo spagnolo. Entrare nella grotta è un’esperienza molto particolare: per diversi minuti ci ritroverete completamente al buio, lontani anni luce dalla vostra confort zone. A volte bisogna allontanarsene. Il senso del viaggio in fondo è questo, no?


Se poi i vulcani e la montagna vi hanno stufato, perché in fondo voi eravate atterrati a Tenerife per spiagge e cocktail sul mare, allora dedicate mezza giornata al giro dell’isola in barca, perché ve lo giuro, non è la solita truffa: i delfini si vedono davvero. Ma se ne vedono prima uno, poi dieci, poi trenta, e seguono la barca cercando di attirare la vostra attenzione mentre voi vi dedicate alla ricerca delle orche. E si vedono anche le orche: io ne ho viste quattro, e la giornata non era neanche delle migliori.



E un altro giorno, se fossi in voi, lo passerei a Santa Cruz de Tenerife, la capitale e unica grande città dell’isola, che nonostante sia in paradiso è una vera e propria città, con gli autobus i negozi e le persone che lavorano. Del porto di pescatori che era quando è stata fondata, non rimane nulla se non degli ottimi ristoranti di pesce, ma il centro storico è molto bello e pieno di piante. E una visita la merita sicuramente il Palmetum, un orto botanico di dodici ettari diviso per continenti: un attimo e siete immersi nella flora dei Caraibi, o del Giappone. E pensate che nasce dalla riabilitazione di una discarica!


E poi, l’ultimo giorno, potete trascinare il fidanzato che voleva solo morire sulla spiaggia, finalmente al mare. I giorni sono volati e le cose da fare erano talmente tante che non vi siete fermati un secondo, eppure siete straordinariamente rilassati. E se volete fare qualche tuffo sorseggiando il famoso cocktail sulla spiaggia, fate un salto al Mana Nui Chiringuito, un piccolo bar di paglia e legno a picco sul mare.

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Chi sono

Credo nel lorem ipsum, in Gabriel García Márquez e che una penna ti possa portare ovunque. Non ho ancora deciso se mi piace più leggere o più scrivere e nel dubbio faccio entrambi, continuamente. Nel tempo libero fuggo, che sia fuori Roma o dall'altra parte del mondo: così è nato vongolainviaggio.

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