• Elena Abbagnano

La storia di Montecassino, l'abbazia distrutta quattro volte



In provincia di Frosinone, a neanche un paio d'ore di macchina da Roma, si trova l'abbazia di Montecassino. La vedrete da lontano, perché svetta sulla cima di un monte (il Monte Cassino, immagino) proprio dietro la città omonima. Per raggiungere il suo ingresso vi aspetta una strada tutta curve, per cui un consiglio spassionato: non fate come me. Non visitate l'abbazia subito dopo aver mangiato. Piuttosto mangiate dopo, in una delle tante osterie di cui il paese sottostante è pieno.


Quella dell'abbazia di Montecassino non è una bella storia. Da quando venne inaugurata, nel sesto secolo dopo cristo, è stata distrutta ben quattro volte, una per cause naturali (il terremoto del 1349, ma tre per mano dell'uomo: pochi decenni dopo la sua costruzione, un invasione dei longobardi la ridusse in macerie. Nel 883 furono i saraceni a distruggerla e poi, nel 1944, fu teatro di una serie di bombardamenti degli alleati, convinti che nella chiesa ci fosse il nascondiglio delle armi tedesche. Fu una tragedia, perché a trovare rifugio tra le mura dell'abbazia non erano state le armi nemiche bensì i civili, le donne e i bambini, spaventati dall'avvicinarsi di entrambi gli eserciti. I morti sono tanti, tantissimi, tra civili e soldati, e ancora oggi non si riesce a documentarne il numero preciso.


L'abbazia fu completamente ricostruita e poi riconsacrata nel 1964 da Papa Paolo VI: tutti gli oggetti preziosi e i documenti che erano stati custoditi in Vaticano durante gli anni della guerra furono riposizionati e oggi questo luogo di culto è tornato al suo splendore originario. Simbolo di distruzione ma anche di ricostruzione, oggi l'abbazia di Montecassino è una delle mete del turismo italiano, non solo per la storia che racconta ma anche per l'esempio di architettura, che ruba qualcosa da tutte le epoche storiche che ha vissuto.


La visita dura non più di un paio d'ore, e inizio dal Chiostro all'aperto, uno dei due ingressi. Un corridoio vi conduce dalla porta del Chiostro del Bramante fino alla Torre Romana dove è conservato l'appartamento papale. Troneggia nel Chiostro la statua di San Benedetto, fondatore dell'abbazia. Dalla Valle dei Liri, conosciuta anche come Loggia del Paradiso, avrete una buona visuale sul Cimitero di Guerra Polacco, alla vostra destra, dove riposano le vittime del bombardamento del '44.

Da un terzo Chiostro, chiamato dei Benefattori perché decorato con ventiquattro statue di principi, re e papi che nei secoli hanno dato lustro a Montecassino, si accede all'Abbazia vera e propria; per ricostruirla, venne utilizzato in parte il materiale recuperato dai marmi e le intarsiature distrutte dalle bombe. Tra recupero e restauro, l'Abbazia di oggi si avvicina molto al maestoso affetto che ha avuto nei secoli precedenti. Fate caso al coro dietro l'altare maggiore, salvato per miracolo dalla distruzione. Nella volta che lo sovrasta potrete riconoscere San Benedetto, San Paolo e San Giovanni, e se fate un po' di attenzione troverete anche uno stemma dei de' Medici, che evidenzia la tomba di Piero de' Medici.


Vi riposto gli orari di visita per evitarvi la strada a vuoto, ma controllate gli orari sul sito ufficiale perché è scritto che possono variare:


dal 12 marzo al 31 ottobre: h.8.45 - 19

1 novembre - 20 marzo: h. 09 - 16.45 (giorni feriali), h. 8.45 - 17.15 (domenica e festivi)


Se volete poi affidarvi a una guida, e ve lo consiglio molto, basta seguire questo link.

E una volta finita la visita, scrivetemi se ne è valsa la pena. Io, scommetto di sì.



0 visualizzazioni
Chi sono

Credo nel lorem ipsum, in Gabriel García Márquez e che una penna ti possa portare ovunque. Non ho ancora deciso se mi piace più leggere o più scrivere e nel dubbio faccio entrambi, continuamente. Nel tempo libero fuggo, che sia fuori Roma o dall'altra parte del mondo: così è nato vongolainviaggio.

  • White Facebook Icon

© Elena Abbagnano Trione 2020