• Elena Abbagnano

Dentro al suk di Marrakech



Suk, souk, souq, suq: i mille modi di chiamarlo rispecchiano i mille volti di questo enorme mercato a cielo aperto. Perché sì, magia a parte, di questo si tratta: un mercato gigante organizzato in corporazioni, che si dipana nel centro delle città. I più famosi sono sicuramente quello di Istambul, quello del Cairo, di Dubai e di Marrakesh, ma troverete un suk, grande e piccolo che sia, in qualsiasi città araba. A me ad esempio è rimasto nel cuore quello di Teheran.


Se avete mai letto o sentito parlare di “suk delle spezie”, “suk dell’oro”, “suk dei tintori”, sono qui per svelarvi l’arcano: il suk è unico, ma diviso per tipologie di merci. In questo modo i suoi frequentatori più esperti sapranno subito in quali vicoli avventurarsi se hanno bisogno di un paio di babbucce nuove o di kamoun (cumino) per la tajine.


All’inizio lo odierete


Non vi preoccupate, non siete voi quelli strani. Il suk è un misto di odori forti, colori forti, ma soprattutto voci forti: i mercanti parlano inglese, italiano, spagnolo, francese, russo e cinese e cercheranno in tutti i modi e in tutte le lingue di convincervi a comprare qualcosa o di accompagnarvi nel negozio di un cugino di quarto grado che casualmente ha proprio quello che vi serve. Non vi spaventate: l’irruenza dei mercanti si limita a smania di vendere. Basterà essere decisi nel chiarire che quel prodotto non vi piace, o che costa troppo, per essere lasciati in pace. Camminate dritti e non mostratevi interessati alla merce, a meno che non vogliate comprarla realmente: basta uno sguardo di troppo per innescare la miccia del venditore in uno qualsiasi dei mercanti.



La cultura della contrattazione


Se invece un prodotto vi interessa, preparatevi ad un’aspra contrattazione. Niente nel suk ha un prezzo fisso, e vi potrete divertire a discutere con i venditori per scampare un prezzo conveniente. È un’usanza del mondo arabo da seguire: come regola d’oro, il prezzo che il mercante vi dirà all’inizio è circa quattro volte più grande del valore reale di quell’oggetto. Voi partite sempre da un prezzo più basso di quanto volete spendere, in modo che alla fine della contrattazione, bene o male, arriverete a una metà tra i soldi che lui ha chiesto all’inizio e quelli che voi avete dichiarato di voler spendere. Probabilmente vi fregheranno. Succede sempre, soprattutto le prime volte. Mettetevi l’anima in pace e considerate che 10 dirham è meno di 1 euro: spesso nella frenesia della contrattazione vi dimenticherete che state facendo le pulci su cinquanta centesimi. Il che è giusto, nello spirito del suk, ma a trattative finite vi proibisco di rimuginarci sopra. Una curiosità interessante: a Marrakech si contratta tutto, non solo nel suk. Addirittura le bollette della luce sono oggetto di contrattazione.


Trappole per turisti?


Passata la frenesia iniziale, vi inizierete ad accorgere che a conti fatti i prodotti si assomigliano un po’ tutti. Che le ciotoline colorate per cui avete perso la testa alla prima bancarella sono praticamente uguali nelle altre tredici bancarelle successive. Vi verrà da chiedervi se in fondo il suk non sia soltanto una gigantesca trappola per turisti, se quei prodotti non sono in realtà provenienti da qualche triste fabbrica in Cina e se non state perdendo il vostro tempo.



Posso rispondervi con sicurezza solo all’ultima domanda: no, non state perdendo tempo. Il suk è un luogo antico e quella del mercante, più che un’attività, è una cultura. Probabilmente nei secoli si è snaturato ciò che si vende, ma è un’esperienza talmente immersiva e caratteristica che è bene lasciarsi dietro le domande, l’orologio e i pregiudizi e perdersi nell’intricato dipanarsi di vicoli e ciotoline.


Una cosa che faccio spesso è andare nel suk per comprare qualche regalo da portare a casa, tra spezie, pietre profumate, orecchini e oggetti per la casa. Su quello, potete sbrizzarrirvi. Attenti però a un altro aspetto del suk: spesso, abbagliati dai bellissimi colori tutti in palette, vi verrà voglia di riempire la casa di tocchi etnici. Altrettanto spesso però, questo effetto meraviglioso è il frutto di tutti quegli oggetti visti insieme, l'uno accanto all'altro, mentre quel singolo cuscino colorato sul vostro divano sarà improbabile. Mentre contrattate per comprare cose più importanti o ingombranti quindi, fate uno sforzo di immaginazione e collocate quell'oggetto nel vostro super occidentale salotto: se riuscite a figurarvelo, allora andare pure avanti.

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Chi sono

Credo nel lorem ipsum, in Gabriel García Márquez e che una penna ti possa portare ovunque. Non ho ancora deciso se mi piace più leggere o più scrivere e nel dubbio faccio entrambi, continuamente. Nel tempo libero fuggo, che sia fuori Roma o dall'altra parte del mondo: così è nato vongolainviaggio.

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