• Elena Abbagnano

Brugge: una favola che dura un giorno


Passeggiare tra i ponti di Brugge e le sue casette bianche tutte uguali mi ha fatto sentire come uno dei piccoli pastori di un presepe immenso. Con la differenza che le mie gambe non sono attaccate tra loro e anzi, a fine giornata erano piuttosto doloranti.


Brugge, o Bruges a seconda della lingua, è una piccola città a nord di Bruxelles. È famosa in tutto il mondo e ho sentito tanti di quei nomi da poter scrivere un articolo solo su di loro: la Venezia del Nord, la perla delle Fiandre, Gioiello medioevale. Per me, Brugge è stata una favola e come tutte le migliori favole, finisce a mezzanotte: per visitarla in effetti basta un giorno, anche se non mi sarebbe dispiaciuto passarci la notte e svegliarmi la mattina seguente per un waffle sui canali.


Ma partiamo dall’inizio. Per raggiungere Brugge basta prendere il treno da una delle tre stazioni di Bruxelles: la gare central, du nord o du midi. I treni passano ogni ora e costano una decina di euro, meno nei week end. Un consiglio: chiedete direttamente al banco informazioni, perché sul tabellone non è scritto Brugge ma direttamente la destinazione finale. Godetevi il viaggio: un’ora e una manciata di minuti per guardare fuori dal finestrino le campagne delle Fiandre, con qualche casetta bianca che vi darà un assaggio della vostra meta.


Sarete in tanti a scendere a Brugge. Ma voi distinguetevi dalla massa: se tutti dalla stazione andranno dritti verso il centro, voi girate verso destra seguendo i cartelli per il Minnewaterpark, il lago dell’amore. Ecco ragazzi: questa è Brugge. Le case con il tetto a punta che si specchiano nel lago, stormi di cigni che si dondolano leggeri sul bordo dell’acqua fredda. Noterete un gruppo di case bianche lì vicino: si tratta del complesso di Begijnhof, una comunità per donne sole o vedove di guerra. L’atmosfera è quella di un convento ma di fatto non lo era: le donne erano libere di sposarsi e lasciarlo.



Dal Lago dell’Amore attraverserete un piccolo ponte che vi porta nel cuore della città: lì ritroverete tutti i passeggeri del treno, sparsi per le stradine e con il naso all’insù per guardare tutte le case in mattoni, i tetti scuri e i campanili che rappresentano la spina dorsale di Brugge. Ora ditemi che non vi sentite dentro un presepe, o quanto meno, dentro una favola! (Non è una sensazione solo nostra: Brugge è stata infatti dichiarata patrimonio dell’umanità dall’UNESCO nel 2000.)


Ora io vi consiglio di mettere da parte mappe o guide e lasciarvi guidare dalla corrente: vi porterà a Notre Dame, o in una delle due piazze principali, Markt e Burg. Sentite gli odori nell’aria, sanno di patatine fritte e cioccolato, e birra. Ora più che in una favola, sembra di essere in paradiso.


Per orientarmi cercando di guardare Google Maps il meno possibile, il mio punto di riferimento era il Belfort, il campanile del municipio. Se vi va di fare almeno un’ora di fila e più di trecento scalini, allora iniziate a scaldare i muscoli: la vista dall’alto è meravigliosa.


Per pranzo io mi sono accontentata delle bancarelle in piazza: verso le 14 i ristoranti principali, e sono tantissimi, iniziano a chiudere e mi sono fregata da sola. Ho letto diversi suggerimenti su dove e cosa mangiare ma non avendo provato niente in prima persona vi lascio esplorare. Però ho mangiato le (così definite) patatine più buone del mondo nel museo delle patatine fritte, una trovata turistica devo dire ben riuscita. Mica è facile riempire due piani con informazioni sulle patate.


Ho scoperto troppo tardi che il lunedì i musei della città sono chiusi, ma poco male: l’aria frizzante e il sole che di tanto in tanto illuminava le strade incoraggiavano a camminare per strada e a raggiungere così due attrazioni non troppo conosciute: la Jeruzalemkapel (la cappella di Gerusalemme), una cappella privata ornata di teschi, e i due mulini a vento, che costeggiano la parte est della città e che da maggio a settembre sono anche visitabili all’interno. Ho aspettato il tramonto sulle colline dei mulini, prima di rientrare verso il centro e godermi la bellezza di Brugge illuminata dalla notte. L’ultimo treno per Bruxelles è pochi minuti prima delle dieci: tornerete a casa in tempo per la mezzanotte, ma l’incantesimo non si spezza. Magari voi non siete lì per vederla, ma Brugge non si ritrasforma in una zucca. Resta una piccola e meravigliosa magia, ferma in attesa del vostro ritorno.



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Chi sono

Credo nel lorem ipsum, in Gabriel García Márquez e che una penna ti possa portare ovunque. Non ho ancora deciso se mi piace più leggere o più scrivere e nel dubbio faccio entrambi, continuamente. Nel tempo libero fuggo, che sia fuori Roma o dall'altra parte del mondo: così è nato vongolainviaggio.

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