• Elena Abbagnano

Arles: una favola di vicoli, case gialle e girasoli



A metà tra Marsiglia e Montpellier, sperso tra i campi di girasole della Provenza, si nasconde un paese dall’atmosfera magica. Sembra l’inizio di una favola è un po’ in effetti lo è, perché Arles nasconde dei segreti ben più grandi della sua piccola città. Quando ci sono stata, era metà dicembre. Non nevicava ma l’aria era pungente, il paese pieno di luci e di mercatini di Natale. La prima cosa da fare è procurarsi una mappa della città all’ufficio del turismo, a Boulevard des Lices: rimettete gli smartphone nella borsa e seguite le indicazioni che vi dà chi quella magia la vive ogni giorno. Le mappe dividono la visita di Arles in percorsi: scoprite così che quel piccolo paese nasconde tre grandi anime. Quella classica, dove gli antichi romani si insediarono e lasciano un numero di monumenti secondo solo quelli di Roma. Quella storica, tutto ciò che successe dopo il crollo dell’impero romano. Quella artistica, dove Van Gogh trovò ispirazione per centinaia di quadri prima di impazzire. A stregare Van Gogh sono stati i colori, forti e variegati, di Arles e dei dintorni. Una magia che catturerà anche voi. La tavolozza di oggi è assolutamente colorata: celeste, arancione, rosa, vermiglio, giallo vivissimo, verde chiaro, il rosso trasparente del vino, violetto, raccontava il pittore, e vi sfido a trovare quei colori nella Arles di oggi: il cielo aperto, i tetti ora, i campi di girasoli tutti intorno. I tre percorsi di Arles, romano, medioevale e artistico, vi ruberanno una giornata a testa. Se ne avete il tempo godetevi ogni angolo, ma se siete di fretta, vi racconto quello che non dovete assolutamente perdervi. Anima classica


La prima tappa è sicuramente l’Anfiteatro Romano, che ricorda tanto il Colosseo di Roma. L’utilizzo in fondo era lo stesso: gli scontri dei gladiatori e il pubblico entusiasta. La tradizione non si è persa del tutto e ancora oggi il teatro viene usato per le corride. A pochi metri dall’Anfiteatro, c’è il Teatro Antico. Purtroppo tutta un’altra storia, dato che nel periodo medioevale è stato saccheggiato dalle sue pietre e oggi è ridotto a un cumulo di rovine. É comunque patrimonio dell’Unesco per cui non fate gli italiani viziati e andateci comunque. E se siete stanchi, fate una piccola pausa a le Comptoir du Calendal, un café dove prendere una fetta di torta e riposare i piedi. Dopo esservi riposati, chiedete indicazioni per il municipio. No, non è il municipio che dovete visitare, anche perché in epoca romana ancora non esistevano. Ma dovete visitare sotto il municipio. I criptoportici sono dei grandi tunnel sotterranei che si snodano sotto il paese, la cui funzione oggi è ancora ignota. Portate una felpa, l’umidità è alle stelle.

Anima storica


Allontanandovi dal centro di una ventina di minuti, dietro un cancello troverete un lungo viale alberato. Il sentiero è delimitato da una fila di sarcofagi: vi trovate a les Alyscamps, i campi elisi. Una necropoli enorme che era la prima tappa di tutti i visitatori che arrivavano in città (ecco spiegata la sua posizione decentrata). Oggi ci sono decine di sarcofagi ma un tempo erano molti di più: la necropoli chiuse per colpa della generosità degli abitanti di Arles, che regalavano sarcofagi ai visitatori più importanti. È il momento di visitare una torre che sicuramente avete notato fin dai primi passi in città: si tratta della Tour des Mourgues, una torre campanaria da cui un tempo si snodavano tutte le mura difensive della città. In francese “mourges” significa “monache di clausura”, le prime abitanti della torre. Anima artistica


Van Gogh si trasferì ad Arles il 20 febbraio del 1888. Aveva trentaquattro anni e sentiva già i primi sintomi della pazzia, eppure i mesi che passò nella quiete di questo paese sono stati i più prolifici della sua vita. Si pensa che abbia dipinto quasi 300 quadri in poco più di un anno, tra Arles, i dintorni, e l’ospedale dove venne ricoverano dopo il famoso fattaccio del taglio dell’orecchio di Gauguin. Van Gogh infatti non era il solo artista ad Arles, ma durante la sua permanenza invitò l’amico e collega a raggiungerlo. Le cose, sappiamo bene, andarono un po’ storte e alla fine il rapporto tra i due si chiuse con un brusco taglio. Aforismi a parte, passeggiando per Arles avrete dei piccoli déjà-vu: alcuni scorci sono rimasti uguali a quando Van Gogh li impresse sulle sue tele. Così, potrete prendere un caffè nello stesso posto di Esterno di Caffè di Notte, passeggiare la notte sul lungo fiume ammirando le stelle della Notte Stellata sul Rodano e visitare la famosissima Casa Gialla. Lungo la città sono disseminati dei piccoli panel con il punto esatto da cui Van Gogh dipingeva. Arles è una piccola città che nasconde grandi meraviglie. Ci sono stata lo scorso anno ma prevedo di tornarci, e magari per più di due giorni. Ora che ho corso per vedere più cose possibili, sogno di affittare una piccola casa e per qualche giorno godermi con calma il clima pacifico del paese, con le sue boulangerie, le case in pietra e i colori vivaci.Chissà. Magari ci incontriamo lì.

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Chi sono

Credo nel lorem ipsum, in Gabriel García Márquez e che una penna ti possa portare ovunque. Non ho ancora deciso se mi piace più leggere o più scrivere e nel dubbio faccio entrambi, continuamente. Nel tempo libero fuggo, che sia fuori Roma o dall'altra parte del mondo: così è nato vongolainviaggio.

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